Hai mai fatto un sogno tanto realistico da sembrarti vero?
«Hai mai fatto un sogno tanto realistico da sembrarti vero?
E se da un sogno così non ti dovessi più svegliare?
Come potresti distinguere il mondo dei sogni da quello della realtà?»
(Morpheus: MATRIX)
Il termine matrix deriva dal latino matrix, matricis e può essere tradotto in italiano con “madre” o “matrice” e, in senso lato, anche con “canale”. Le matrix sono però anche elementi, tipo tabelle, derivanti da strutture matematiche, molto utilizzate nei programmi per computer per associare dati tra loro.
Il termine matrix deriva dal latino matrix, matricis e può essere tradotto in italiano con “madre” o “matrice” e, in senso lato, anche con “canale”. Le matrix sono però anche elementi, tipo tabelle, derivanti da strutture matematiche, molto utilizzate nei programmi per computer per associare dati tra loro.
Nel film Matrix, mai visto?, esiste un sistema di controllo cerebrale che imprigiona gli individui: un sistema di impulsi elettrici inviati al cervello umano, che creano l’illusione di vivere in un mondo che, ormai, non esiste più da centinaia di anni. All’interno di Matrix (questo mondo-illusione) la gente vive senza accorgersi minimamente della propria vera condizione; soltanto pochissime persone si rendono conto che “qualcosa non va”, percependo una sensazione di stranezza ed estraneità che non riescono a descrivere.
Avete mai avuto questa impressione? Di vivere in un mondo popolato dalle illusioni?
Da mattina a sera ci muoviamo in un mondo dover la realtà scarseggia, l’informazione non esiste, l’illusione dilaga e gran parte di ciò che vediamo non è ciò che sembra.
Faccio un esempio, leggete questi slogan:
- Cavriglia piace!
- A Cavriglia si vive meglio!
- Life is better in Cavriglia!
Ci bombardano con questi slogan… Li leggiamo ovunque sui giornali e sui manifesti; li sentiamo ripetere di continuo in TV. Ma sono il frutto della meditata riflessione degli abitanti di questo territorio? Sono il risultato di un sondaggio? O non sono piuttosto il tentativo di creare un mondo-illusione del tipo di matrix?
Io stesso mi sono posto la questione e mi sono tragicamente reso conto di essere soggetto al fenomeno intellettuale del cosiddetto bias di conferma. Il bias di conferma è un fenomeno intellettuale al quale l’uomo è soggetto. È un processo mentale che consiste nel prendere atto delle informazioni ricevute e selezionarle in modo da porre maggiore attenzione e, quindi, attribuire maggiore credibilità a quei dati che confermano le proprie credenze e, viceversa, ignorare o sminuire quelli che contraddicono le nostre credenze supposte. Nella fattispecie è una credenza diffusa che “Cavriglia piace!”. Tutti noi, ormai parte del matrix, non potremmo accettare un messaggio del tipo “Cavriglia non piace!” o “Cavriglia può non piacere”. Infatti commettiamo l’errore di propendere maggiormente e con più enfasi nei confronti delle affermazioni più che delle negazioni.
Il bias di conferma, se abilmente sfruttato, è un grande strumento di potere, in quanto riesce a portare un individuo o una collettività a negare addirittura l’evidenza.
Penserete, ma che ci sta a di!
Bene vi racconterò un episodio: con alcuni membri di questa associazione abbiamo assistito ad un incontro pubblico, a Montegonzi, con l’amministrazione di questo comune nel corso del quale è stato affrontato il problema della raccolta differenziata dei rifiuti, dell’aumento della tassa sui rifiuti e così via. Bene dal pulpito ci fu detto che Cavriglia è un comune virtuoso, tra i più virtuosi della provincia di Arezzo, che si svena per la raccolta differenziata. Fu fatto notare a quei “santoni” che Cavriglia nel 2007 (ultimi dati certificati dagli organi competenti) ha raccolto solo il 30.49% di differenziata, una percentuale al di sotto della soglia minima richiesta per legge (prima il 35 poi il 40%), e che quindi è incappato in una sanzione amministrativa. Risultato?…Aiuto! Ci hanno dato di disinformati, di persone poco credibili e soprattutto di persone poco informate! Alla fine sia l’assessore che il sindaco si sono detti…testuali parole…”orgogliosi di non aver raggiunto la soglia minima e di non aver incrementato la raccolta differenziata, per il fatto che questo avrebbe comportato un aumento dei costi per i cittadini”. Dunque alla fine il messaggio della serata è stato: chi meno ricicla, meno spende! Applausi dei convenuti e buonanotte.
A questo punto ci siamo chiesti: sarà vero? O sarà una delle illusioni del matrix?
Ci siamo informati, abbiamo studiato e alla fine abbiamo organizzato questa serata.
Vi invito solo a riflettere su questa frase di Muriel Barbery: “Quelli più forti fra tutti gli uomini non fanno nulla parlano solamente, parlano di continuo”.
Viviamo in un mondo dove sono le parole e non le azioni ad avere il potere. Ma la realtà è che gli uomini normali fra noi si fanno sempre fregare da quelli che parlano bene ma che non saprebbero neanche cuocere un uovo sodo. Quindi sono sempre quelli che parlano, spesso incompetenti e dilettanti, a spuntarla.
L’idea che la ricerca della verità debba passare da un risveglio dal mondo delle illusioni verso un viaggio di rinascita esiste da sempre nell’umanità.
People at Work vuole essere l’imperfezione nel sistema matrix, l’interferenza culturale, e vuole promuovere un contromessaggio, un pensiero laterale. Vuole promuovere questo risveglio mediante delle azioni concrete, non parole, per superare l’assoluta miopia, pigrizia e paralisi che ci opprime, rendendo visibili le eccellenze virtuose che si fanno largo nell’indifferenza generale. Trovare esperienze virtuose dal basso può sembrare velleitario, quasi di semplice testimonianza. Ma è qui che entra in gioco la replicabilità dei progetti, il buon senso delle sperimentazioni in atto, la capacità di narrare le esperienze migliori e di contaminare la popolazione.
Perciò abbiamo invitato Eugenio Baronti e Alessio Ciacci.
Perché parafrasando qualcuno molto famoso “Si pole fare!”.
Il bias di conferma, se abilmente sfruttato, è un grande strumento di potere, in quanto riesce a portare un individuo o una collettività a negare addirittura l’evidenza.
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