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Acqua: meno consumi e più paghi!!!

acqua.jpg Chi era presente giovedì sera alla conferenza sull’ACQUA: BENE COMUNE, ha avuto una ottima occasione per capire come funzionano le cose nei comuni dove questa è stata privatizzata.

Partendo dal dato (negativo) che la provincia di Arezzo è stata la prima in Italia a “regalarsi” volontariamente, circa dieci anni fa, ad una multinazionale dell’acqua, quando ancora non c’era una legge che lo “consigliava vivamente”, ora i Comuni della provincia scoprono quanto male si siano fatti da soli e, a ricaduta, quanto danno abbiano arrecato alla cittadinanza. I Comuni non possono decidere alcunché: né la tariffa a metro cubo da mettere in bolletta; né gli interventi di manutenzione della rete; né i nuovi investimenti; né le rateizzazioni per le famiglie in difficoltà; tanto meno la qualità e la provenienza (falda, pozzi, profondità …) dell’acqua distribuita.

E’ stato anche evidenziato che, se le famiglie cominciano a risparmiare acqua, vuoi per l’aumento del suo costo, vuoi per una cresciuta coscienza ambientalista, a questo punto la multinazionale, visto il minore assorbimento, per incrementare comunque il profitto, aumenta il prezzo a metro cubo!

Quindi, di fatto, meno consumi e più paghi!

E i Comuni non possono farci niente. Roba dell’altro mondo!

L’altro fatto eclatante è che: dove l’acqua è gestita da società miste pubblico-privato, formalmente almeno il 51% della società è ancora pubblico, ma nei fatti non è così: il sindaco di Anghiari, Danilo Bianchi (che si sta battendo contro tutto questo) ha spiegato bene per quali macchiavellici meccanismi (e quali connivenze non solo politiche) l’azionista di minoranza ha il potere di prendere sempre e comunque le decisioni che ritiene più opportune. In sostanza, il consiglio di amministrazione propone i provvedimenti e i soci di maggioranza, dunque i comuni, votano quasi sempre all’unanimità questi provvedimenti. Qui ci sarebbe da chiedersi: ma chi glielo fa fare? Dovremmo raccomandare ai nostri amministratori, come sollecitato anche da Giovanni Cocciro, assessore di Cologno Monzese, una maggiore decisione e autonomia nelle prese di posizione, che finora non si è nemmeno intravista.

Un po’ troppo di sfuggita si è parlato anche di quel miliardo di esseri umani che non hanno accesso all’acqua e di quello che ne consegue a livello planetario.

Ci sarebbero molte altre cose da riepilogare sulla istruttiva iniziativa di ieri sera, ma se ne riparlerà. Una ultima cosa, che forse sapete tutti: l’ideatore e il primo presidente di questa ATO (ambiti territoriali per la gestione risorsa idrica) della provincia di Arezzo è stato il valdarnese e dipendente del Comune di Cavriglia, Romeo Segoni. Altra cosa interessante è che il presidente di Publiacqua (acqua pubblica…sic!) e un certo Amos Cecchi.

Forse dovremmo tutti leggerci il nuovo libro di Sergio Rizzo (già autore de “La Casta”) RAPACI. IL DISASTROSO RITORNO DELLO STATO NELL’ECONOMIA ITALIANA.

PeopleAtWork , ,

  1. stregaNocciola
    29 aprile 2009 a 10:12 | #1

    Notizia da non trascurare emersa dalla conferenza, è il parallelo strabiliante tra il costo a metro cubo di un’acqua privata rispetto ad una pubblica: si va da 2,10 euro in provincia di Arezzo a 0,77 a Cologno monzese dove l’amministraz. comunale si sta battendo per non venire privatizzata. Un prezzo politico per il bene-acqua, è cosa buona e giusta, ma questo non deve incentivare l’uso sprecone e stupido che ne stiamo facendo. L’acqua è davvero più preziosa dell’oro e del petrolio: va usata non solo con avvedutezza, ma quasi con venerazione perchè è l’elemento base che consente la vita.
    Gran parte del mondo muore proprio per desertificazione e mancanza d’acqua. E’ stato calcolato dagli organismi internazionali che il minimo per vivere sono 40 litri a testa. In Italia (paese non certo ricco di fiumi e sorgenti) se ne usano circa 300 a testa. Quasi quanto il Canada, paese ricchissimo di risorse idriche. Ogni volta che tiriamo lo sciacquone del wc se ne vanno dai 10 ai 16 litri, per di più di acqua potabile. Nelle nuove residenze bisognerebbe cominciare a distribuire l’acqua in modo “duale”: non pregiata nè depurata per certi usi, potabilizzata e buona per altri usi. Ma, secondo me si potrebbe fare di più: predisporre presso le abitazioni una serie di piccole cisterne individuali o condominiali che consentano la raccolta delle acque piovane dalle grondaie o direttamente dai tetti. Si accumulerebbe tanto oro! da reimpiegare per annaffiare giardini e orti, per lavare macchine, per tante altre cose. Quante buone azioni sono facilmente possibili rispettando il pianeta, il territorio e il futuro…

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